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Sculture della Galleria Borghese

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Apurva Sinha

·15 min read

La famiglia Borghese, figura di spicco nella Roma rinascimentale e barocca, accumulò una notevole collezione di sculture antiche romane in marmo.

Sono spesso chiamate le statue Borghese.

Ospitate principalmente nella Galleria Borghese , una dimora classica situata nei giardini di Villa Borghese, queste sculture rappresentano alcuni dei migliori esempi di arte e artigianato classico.

Inoltre, la Galleria Borghese espone una vasta collezione di sculture, tra cui numerosi capolavori del celebre artista barocco Gian Lorenzo Bernini.

Apollo e Dafne

Le sculture di Bernini
Immagine: Wikipedia.org

Bernini realizzò la scultura di Apollo e Dafne tra il 1622 e il 1625.

Si tratta di un'opera celebre che illustra il momento in cui Dafne si trasforma in un albero di alloro per sfuggire ad Apollo.

La storia della scultura si basa su una scena drammatica delle "Metamorfosi" in cui il dio Apollo insegue la ninfa Dafne.

È nota per la sua intensità emotiva, i dettagli intricati e il senso di movimento.

Nella scultura si può notare la mano protesa di Apollo che quasi sfiora le sottili dita di Dafne mentre si trasforma in rami d'albero.

La scultura cattura le loro forme in pieno movimento con incredibile dettaglio, mostrando il sorriso terrorizzato di Dafne e le braccia tese, rivelando il suo forte desiderio di sfuggire alla divinità lussuriosa.

L'abilità di Bernini è evidente nella rappresentazione realistica dei personaggi e degli elementi naturali, come i capelli di Dafne che si trasformano in foglie e la sua pelle che diventa corteccia.

Il realismo delle sue sculture è evidente nelle texture del marmo, come i capelli di Dafne che si trasformano in foglie e la sua pelle in corteccia d'albero.

Apollo e Dafne non è solo un capolavoro artistico; esplora anche temi profondi come l'amore, il desiderio e la trasformazione.

È proprio questa capacità di Bernini di esprimere emozioni e storie complesse attraverso le sue sculture in marmo che rende le sue opere uniche.

Ancora oggi, la scultura di Apollo e Dafne è celebrata per la sua profondità artistica e narrativa.

È esposta alla Galleria Borghese di Roma e invita gli spettatori in un regno mitico dove il mondo divino e quello mortale si intersecano.

Il ratto di Proserpina

Il ratto di Proserpina
Immagine: Facebook.com/ArchiDesiig

Il Ratto di Proserpina è un'altra scultura in marmo realizzata da Bernini tra il 1621 e il 1622.

Nella mitologia greca, Persefone o Proserpina era la figlia di Giove, dio del cielo e del tuono, e di Cerere, dea dell'agricoltura (le divinità Demetra e Zeus nella mitologia greca) e regina degli Inferi.

Proserpina attirò l'attenzione del fratello di suo padre, il sovrano dei morti, che desiderava Plutone.

Un giorno, mentre la giovane Proserpina coglieva fiori, Plutone, il dio degli Inferi, la rapì sul suo carro trainato da quattro cavalli neri e la portò negli Inferi.

Demetra implorò Zeus di liberare sua figlia, e Plutone acconsentì.

Disse a Persefone che poteva andare a patto che non consumasse cibo lì.

Ma quando pensò che nessuno la stesse guardando, Persefone entrò nel giardino con sei semi di melograno.

Fu quindi costretta a trascorrere sei mesi all'anno con Ade, mentre per i restanti sei mesi poteva tornare sulla Terra per incontrare sua madre.

Secondo il mito, i mesi che trascorre negli Inferi lasciano la Terra fredda, buia e invernale, ma la primavera e l'estate la accompagnano al suo ritorno.

La scultura raffigura il momento in cui Plutone, dio degli Inferi, la rapisce, mettendo in mostra l'eccezionale abilità di Bernini nel raffigurare dettagli minuziosi come gli abiti di Proserpina che scivolano e la consistenza realistica della loro carne, dimostrando la sua lotta per la fuga.

Plutone viene raffigurato come potente e determinato, mentre afferra Proserpina con braccia forti, mentre lei tenta disperatamente di fuggire, con il corpo contorto dalla paura e dalla disperazione.

La scultura cattura la lotta fisica e l'intensità emotiva della scena.

Le braccia tese e l'espressione del viso di Proserpina trasmettono la sua paura e la sua disperazione.

Al contempo, la ricchezza di dettagli nelle texture dei loro corpi, come i muscoli e le vene, dimostra la maestria di Bernini nel ritrarre forme ed emozioni umane.

La tecnica di Bernini permette di percepire la drammaticità da ogni angolazione, conferendo alla scultura una qualità dinamica che la fa apparire viva.

Questo capolavoro mette in mostra l'abilità e la creatività di Bernini ed esplora temi profondi come il desiderio, il potere e la complessità delle emozioni umane.

Si noti che all'epoca di Bernini, la parola "stupro" significava "rapimento"; pertanto, la scultura rappresenta il rapimento di Persefone.

Davide

Davide
Immagine: Smarthistory.org

Il David è l'unica scultura a soggetto biblico realizzata da Gian Lorenzo Bernini per Scipione Borghese.

Raffigura Davide nell'istante prima di scagliare la pietra che colpisce il gigante Golia, chiamato dai Filistei a combattere contro l'esercito israelita del re Saul.

La corazza prestatagli da Saul giace a terra con una cetra, l'attributo tradizionale dell'eroe.

Qui, lo strumento termina con una testa d'aquila, a indicare l'intenzione di onorare la casata dei Borghese.

Bernini aveva predetto che il David sarebbe stato collocato contro una parete della Sala Seneca, l'odierna Sala Uno.

Da questo punto di vista è possibile osservare come si svolge l'azione, dalla torsione del corpo e dalla stretta salda delle braccia alla cinghia, fino all'espressione concentrata del viso sullo sforzo del momento.

La collocazione iniziale della scultura su una base bassa contribuiva inoltre a far sentire lo spettatore maggiormente partecipe della scena suggestiva.

Alla fine del XVIII secolo, la scultura fu trasferita nella Sala 2: il David presenta delle aree incompiute sul retro, poiché l'artista riteneva che non sarebbero state visibili.

Questo dettaglio è segno della straordinaria sicurezza di sé con cui lo scultore si approcciava alle sue opere già nelle prime fasi della sua carriera.

Enea, Anchise e Ascanio

Enea, Anchise e Ascanio
Immagine: Wikipedia.org

In questo capolavoro, l'eroe mitico Enea è raffigurato mentre guida il figlio Ascanio e porta in braccio il padre malato Anchise, in fuga dalla città di Troia in fiamme.

Si può vedere Ascanio che tiene la mano del padre e Anchise che riposa sulla spalla di Enea.

La scultura trasmette alla perfezione l'intenso contenuto emotivo del momento, catturato nelle pietre.

L'opera esemplifica la maestria di Bernini nella narrazione e nel realismo scultoreo, grazie alla sua composizione dinamica e all'espressione realistica.

Enea, raffigurato con statura eroica e volontà incrollabile, si erge al centro della composizione.

Con un fisico muscoloso e un tono di voce sicuro, conduce la sua famiglia in salvo, trasmettendo il suo ruolo di leader e protettore leale.

L'anziano e fragile Anchise viene raffigurato mentre fa molto affidamento su Enea per il suo sostegno.

Il più giovane, Ascanio, che si aggrappa alla gamba del padre con un'espressione confusa e spaventata, aggiunge profondità alla narrazione.

L'abile utilizzo della scultura da parte di Bernini conferisce ai personaggi un realismo incredibile e una profonda dimensione emotiva.

Egli raffigura con precisione la loro morfologia, dalle rughe sulla fronte di Anchise ai riccioli arruffati nei capelli di Ascanio.

La consistenza dei loro abiti e le pieghe dei loro drappeggi suggeriscono un movimento rapido, accentuando la sensazione del loro disperato tentativo di sfuggire alla morte.

La scultura cattura la complessità dei sentimenti e dei legami tra i personaggi:

La sensibilità di Anchise, la determinazione di Enea e la giovinezza di Ascanio mettono in luce i temi comuni del sacrificio, della famiglia e del dovere.

“Enea, Anchise e Ascanio” del Bernini prevede:

  • Una profonda riflessione sulla condizione umana.
  • Analisi dei temi del coraggio e della resilienza.
  • Il legame indissolubile tra le generazioni.

L'opera dà vita nella pietra alle vittorie e alle tragedie del mondo antico, permettendo ai visitatori della Galleria Borghese di Roma di immergersi completamente nell'epopea virgiliana.

La capra Amaltea con il piccolo Giove e un fauno

La capra Amaltea con il piccolo Giove e un fauno
Immagine: Wikipedia.org

'Amaltea la capra con Giove bambino e un fauno' di Gian Lorenzo Bernini, realizzata nel 1615, raffigura una scena mitologica della mitologia romana.

Raffigura il giovane dio Giove allattato teneramente dalla capra Amaltea sotto lo sguardo vigile di un fauno gioviale.

Questa scultura ritrae vividamente un momento di tenerezza, con il piccolo Giove che si protende verso il corno di Amaltea, simbolo di nutrimento e protezione, mentre il fauno aggiunge un tocco giocoso alla scena.

Collocata al centro della composizione, la figura cherubica di Giove è adagiata accanto ad Amaltea, distesa, il cui sguardo rivolto all'osservatore e il capezzolo proteso trasmettono un senso di cura e nutrimento.

La presenza del fauno spensierato, caratterizzato dai suoi tratti caprini, infonde umorismo alla narrazione.

La meticolosa attenzione di Bernini per i dettagli dà vita alla scena con straordinaria precisione, catturando l'innocenza di Giove e la consistenza del manto di Amaltea con un realismo sorprendente.

Questo brano evoca un senso di intimità e affetto, mettendo in risalto la gioia della giovinezza e i legami protettivi dell'amore familiare.

L'opera fonde in modo impeccabile la mitologia classica con le emozioni umane, suggerendo un'armonia tra dèi e mortali.

Attraverso questa scultura, Bernini offre un'esplorazione approfondita della mitologia romana, celebrando temi intramontabili come l'amore, la cura e la meravigliosa forza della creazione.

Questa scultura non solo mette in mostra la straordinaria abilità di Bernini, ma funge anche da omaggio ai valori senza tempo che risuonano nella mitologia.

Paolina Bonaparte nel ruolo di Venere Vincitrice

Paolina Borghese nel ruolo di Venere Vincitrice
Immagine: Wikipedia.org

"Paolina Bonaparte come Venere Vincitrice" è una scultura straordinaria di Antonio Canova, che ha realizzato un'opera di incredibile realismo in marmo.

Raffigura Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone Bonaparte, nelle vesti della dea Venere, incarnando la squisita bellezza e l'eleganza sensuale dello stile neoclassico nella forma scultorea.

Nella scultura, Pauline è adagiata con grazia su un divano, il corpo avvolto in abiti fluenti che le ricadono dolcemente intorno.

Con un'espressione serena e un leggero sorriso, emana una bellezza e una sensualità classiche.

Con una mela in mano, simbolo di amore e desiderio, appare persa nei suoi pensieri o in meditazione, mentre guarda il cielo.

La meticolosa attenzione di Canova per i dettagli è evidente in ogni aspetto della scultura, dai bellissimi lineamenti del viso di Paolina alle complesse pieghe del suo drappeggio.

Il marmo prende vita sotto le mani esperte di Canova, mentre le delicate curve del corpo di Pauline si snodano e il sottile gioco di luci e ombre crea una presenza realistica.

La scultura è celebre per la sua rappresentazione idealizzata della grazia e della bellezza femminile, che pone Paolina come modello di eleganza e raffinatezza classiche.

Ha catturato ideali senza tempo di bellezza, desiderio e amore che hanno affascinato artisti e poeti nel corso della storia.

Pur celebrando la bellezza fisica di Pauline, Canova la riconosce come simbolo di forza, potere e femminilità.

Questa magnifica opera, custodita nella Galleria Borghese di Roma, invita gli spettatori in un mondo mitico dove Paolina Bonaparte, la dea Venere, sembra prendere vita, rendendo omaggio senza tempo al fascino intramontabile della bellezza e del desiderio.

L'ermafrodito dormiente del II secolo

Ermafrodito dormiente del II secolo
Immagine: Apollo-magazine.com

Una delle sculture in marmo storiche più famose, l'Ermafrodito dormiente, risale al II secolo d.C.

Raffigura un giovane addormentato in posizione reclinata con caratteristiche femminili.

La sua singolare combinazione di tratti maschili e femminili mette in risalto la duplice natura della figura mitologica.

La scultura raffigura il momento in cui Ermafrodito, figlio di Ermes e Afrodite nella mitologia greca, si fonde con la ninfa Salmacis per formare le loro due entità unite.

L'Ermafrodito dormiente, un'antica scultura in marmo, si trova al Louvre di Parigi.

L'originale Ermafrodito dormiente fu scoperto all'inizio del XVII secolo nella basilica di Santa Maria della Vittoria a Roma.

È stato rinvenuto nei pressi delle Terme di Diocleziano e all'interno dei confini degli antichi Giardini di Sallustio.

Il cardinale Scipione Borghese lo reclamò immediatamente, e l'opera entrò a far parte della Collezione Borghese.

In seguito, fu venduto agli occupanti francesi e giunse al Louvre, dove è tuttora esposto.

Inoltre, una copia del II secolo dell'Ermafrodito dormiente, ritrovata nel 1781, ha preso il posto dell'originale nella Galleria Borghese di Roma .

Busto del cardinale Scipione Borghese

Cardinale Borghese
Immagine: Facebook.com/BorgheseGallery

All'inizio del XVII secolo, l'artista italiano Gian Lorenzo Bernini realizzò un'incredibile scultura in marmo chiamata Busto del cardinale Scipione Borghese.

Il dipinto ritrae il cardinale, uomo deciso e assertivo, in modo regale e dignitoso, rispecchiando la sua posizione di una delle persone più influenti di Roma.

Ogni elemento rappresenta magnificamente le fluide vesti di Scipione, e la minuziosa cura dei dettagli dei suoi lineamenti dimostra la maestria scultorea di Bernini.

L'espressione del cardinale coglie l'essenza della sua personalità imponente: forza, intelligenza e risolutezza.

Quest'opera d'arte, custodita nella Galleria Borghese di Roma , è un monumento permanente alla memoria del cardinale e all'artista che l'ha immortalata nella pietra.

La statua dell'avventuriero ed eccentrico Lord Byron

Statua dell'avventuriero ed eccentrico Lord Byron
Immagine: Wikipedia.org

La statua del poeta Lord Byron è una replica dell'opera originale dello scultore danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844).

Questa statua è una replica dell'opera originale dello scultore danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844).

L'originale si trova nella biblioteca del Trinity College di Cambridge.

In omaggio all'avventuroso ed eccentrico Lord Byron, la statua ne cattura il fascino misterioso e la presenza distinta.

Illustra lo spirito di resistenza, passione e avventura che ha caratterizzato la vita e le opere di Byron.

Lo ritrae come un eroe romantico, spesso raffigurato in una posa nobile con un'espressione contemplativa e i capelli scompigliati dal vento.

La statua rappresenta visivamente l'eredità duratura di Byron, talvolta ornata con motivi tratti dalle sue poesie più famose o simboli dei suoi successi letterari.

La Verità, di Gian Lorenzo Bernini

La Verità, di Gian Lorenzo Bernini
Immagine: Wikipedia.org

Questa splendida scultura in marmo, "La Verità", fu realizzata nel XVII secolo.

La scultura rappresenta l'idea di verità come forza che trascende i limiti di questo mondo, raffigurata dalla figura che emerge da un blocco di pietra.

L'eccezionale maestria di Bernini nella tecnica scultorea è evidente nel realismo dei tratti e nel dinamismo delle vesti della figura.

Trasmette un senso di vitalità e forza. "La Verità" ritrae il momento della rivelazione, simboleggiando la verità che emerge alla luce della saggezza e dell'illuminazione, dissipando l'ignoranza e la disonestà.

Simbolo potente della ricerca della verità e del trionfo della conoscenza sull'ignoranza, "La Verità" invita a riflettere sul significato intramontabile di veridicità, moralità e precisione, sia a livello individuale che comunitario.

“La Verità” è un monito perenne sulla capacità duratura della verità di ispirare, elevare e trasformare, affascinando il pubblico con la sua bellezza, la sua complessità e la sua perenne attualità.

Dove posso trovare sculture del Bernini a Roma?

Le sculture di Gian Lorenzo Bernini si trovano in diverse zone di Roma.

Ciò riflette il suo significativo contributo al patrimonio artistico della città.

Alcuni dei luoghi principali in cui è possibile ammirare le opere di Bernini includono:

  1. Galleria Borghese: Questa galleria ospita un'importante collezione di sculture del Bernini, tra cui capolavori come "Apollo e Dafne", "David" e "Il ratto di Proserpina".
  1. Basilica di San Pietro: l'influenza del Bernini è visibile ovunque nella Basilica di San Pietro, dal maestoso "Baldacchino" sopra l'altare alla "Cattedra di San Pietro" nell'abside e alla tomba di Papa Urbano VIII.
  1. Piazza Navona: questa iconica piazza romana ospita la “Fontana dei Quattro Fiumi” del Bernini, un capolavoro barocco che simboleggia i fiumi Nilo, Gange, Danubio e Rio de la Plata.
  1. Santa Maria della Vittoria: La Cappella Cornaro all'interno di questa chiesa ospita l'“Estasi di Santa Teresa” del Bernini, una vivida rappresentazione della visione spirituale di Santa Teresa d'Avila.
  1. Ponte Sant'Angelo: Bernini e i suoi allievi progettarono le statue degli angeli che fiancheggiano il ponte che conduce a Castel Sant'Angelo, ognuno dei quali regge gli strumenti della passione di Cristo.
  1. Santa Maria del Popolo: La Cappella Chigi in questa chiesa ospita sculture disegnate dal Bernini, tra cui le statue di Daniele e il leone e di Abacuc e l'angelo.

Questi luoghi sono tra i più importanti per ammirare le opere di Bernini a Roma, ma la sua influenza si estende a numerose altre chiese, palazzi e spazi pubblici in tutta la città.

Domande frequenti

1. Quali statue si trovano nella Galleria Borghese?

2. Chi è la donna scolpita che si trasforma in albero?

3. Come posso visitare la Galleria Borghese per vedere le sculture del Bernini?

4. È consentito fotografare le sculture del Bernini nella Galleria Borghese?

5. Sono disponibili visite guidate per approfondire la conoscenza della Galleria Borghese e delle sculture del Bernini?

Immagine in evidenza: Foto stock di Vecteezy